Scarpette da arrampicata: la guida completa per scegliere

Cerchi le tue prime scarpette da arrampicata e ti ritrovi davanti decine di modelli, tutti diversi. Normale sentirsi persi. Il paradosso è questo: la scarpetta giusta non è la più aggressiva del negozio. È quella adatta al tuo livello, al tuo terreno e alla forma del tuo piede. Un principiante che compra una scarpetta da boulder estrema fa un errore: soffrirà ai piedi senza scalare meglio. Le scarpette da arrampicata — o climbing shoes, come le chiamano oltreoceano — sono un attrezzo da scegliere per quello che devi farci davvero. Questa guida ti dà il metodo, criterio per criterio, per non sbagliare acquisto. Vale per il primo paio come per il quinto.

Scarpette da arrampicata di forme diverse allineate su una parete di roccia

Le domande giuste prima di scegliere

Prima di guardare i modelli, rispondi a tre domande. Sono quelle che usiamo in negozio ogni volta che qualcuno chiede aiuto.

La prima: a che punto sei? Se è il tuo primo paio, ti serve comfort e una forma tollerante, non una scarpetta da specialisti. Se scali da anni e chiudi i tuoi progetti, puoi permetterti qualcosa di più preciso e severo.

La seconda: dove scali di più? La palestra durante la settimana chiede tutt'altro rispetto alla falesia del weekend. E il boulder su strapiombo è ancora un'altra storia, con esigenze tutte sue.

La terza: cosa vuoi farci davvero? Una scarpetta serve a uno scopo, non a fare scena. Chi passa le serate sui volumi della palestra non ha le stesse esigenze di chi lavora tacche minuscole su placca. E qui sta il punto: non ti serve la scarpetta più cara, e nemmeno quella del tuo scalatore preferito. Ti serve quella giusta per te, per come scali oggi. Tieni a mente le risposte: sono la bussola per tutto quello che leggi qui sotto — forma, chiusura, gomma, taglia. E se vuoi già farti un'idea, dai un'occhiata alla nostra collezione di scarpette da arrampicata.

La forma: neutra, moderata o aggressiva

La forma è il primo grande spartiacque. Riguarda due cose: il downturn, cioè quanto la punta è ricurva verso il basso, e l'asimmetria, cioè quanto la scarpetta spinge la forza verso l'alluce. Insieme, questi due elementi decidono quanto una scarpetta è «da comfort» o «da performance».

Una scarpetta neutra è piatta e simmetrica. Il piede resta disteso, senza tensione. È la scelta giusta per iniziare, per la palestra rilassata e per le vie lunghe, dove passi ore con le scarpette ai piedi.

Una scarpetta moderata ha un downturn leggero. È la tuttofare: tiene bene un po' su tutto, dalla falesia verticale al boulder tecnico. Se devi avere un solo paio, parti da qui senza pensarci troppo.

Una scarpetta aggressiva è ricurva e molto asimmetrica. Concentra la potenza sulla punta per stare su appoggi minuscoli e strapiombi marcati. È fatta per il boulder e il tetto — le bouldering shoes, come le cercano in molti online. In cambio, ai piedi si sente parecchio. Non è la scarpetta con cui passare la giornata intera.

Attenzione a un malinteso diffuso: una scarpetta aggressiva non ti fa scalare più forte da sola. Se non hai ancora i piedi educati, ti penalizza e basta. La forma ricurva rende, ma solo se sai usarla.

La regola è semplice: più aggressiva è la scarpetta, più è precisa ma meno è comoda. Scegli in base a dove passi davvero il tuo tempo, non a dove sogni di scalare.

La chiusura: lacci, velcro o slipper

Dopo la forma, la chiusura. Incide meno sulla performance e più sulla praticità — ma qualche differenza reale c'è.

I lacci danno la regolazione più fine. Stringi dove serve, allenti sul collo del piede se ti dà fastidio. È la chiusura di chi vuole controllo, tipica delle scarpette da vie lunghe e da falesia.

Il velcro è pratico. Le infili e le sfili in un secondo. Perfetto per la palestra o il boulder, dove tra un tentativo e l'altro le togli per far riposare i piedi. La regolazione è meno precisa, ma per la maggior parte basta e avanza.

Lo slipper non ha né lacci né velcro: è un calzino di gomma che avvolge il piede. Massima sensibilità, zero costrizioni, ottimo per allenare i piedi. Ma tiene meno il tallone e va calzato preciso, altrimenti balla sull'appoggio.

Un tempo i lacci erano lo standard per quasi tutto. Oggi in palestra domina il velcro, per pura comodità. Per l'outdoor tecnico, invece, i lacci restano la scelta di chi cerca la calzata su misura.

Nessuna delle tre è migliore in assoluto. Dipende da dove scali e da quanto spesso togli le scarpette durante la sessione.

La gomma e l'aderenza

La gomma è il punto di contatto con la roccia. Da lì passa tutta l'aderenza. Due cose contano: la mescola, cioè quanto è morbida o dura, e lo spessore.

Una mescola morbida si deforma sull'appoggio e «morde» meglio. Grande aderenza, soprattutto su placca e sul calcare lavorato delle falesie. Il rovescio della medaglia è che si consuma in fretta.

Una mescola più dura dà un po' meno grip immediato, ma dura di più e sostiene meglio il piede sulle tacche. Il motivo è semplice: meno la gomma si deforma, meno materiale lasci sulla roccia a ogni passo. Ecco perché una gomma più dura tende a durare di più.

Lo spessore va di pari passo. Una suola sottile, sui 3-4 mm, è sensibile ma si buca prima. Una più spessa, sui 4-5 mm, protegge di più e regge più a lungo.

Occhio anche alla gomma sulla punta, il toe patch. Serve sui toe hook, tipici del boulder in strapiombo; se scali solo in verticale, conta poco. E ricorda una cosa: la gomma migliore del mondo non compensa un piede impreciso. L'aderenza si costruisce anche con la tecnica, non solo con la mescola.

Su questo fronte, la Science Friction 3.0 montata da Mad Rock è un buon esempio di gomma che punta sulla durata. È una cosa che notiamo noi in negozio, non uno slogan del marchio. Se vuoi capirci di più, abbiamo scritto una guida dedicata alla gomma Mad Rock.

La taglia giusta: come non sbagliare misura

La domanda più frequente è sempre la stessa: che taglia prendo? È anche l'errore più comune. Molti calzano troppo stretto pensando di scalare meglio, e si ritrovano solo con male ai piedi.

Il dolore non è sinonimo di performance. Una scarpetta va calzata aderente, sì, ma senza torturarti. Se non riesci a tenerla ai piedi per più di due tiri, hai preso troppo stretto.

Metodo del piede a terra: contorno del piede scalzo tracciato a matita su un foglio

Per partire con il piede giusto, usa il metodo «piede a terra». Metti il piede scalzo su un foglio, appoggia bene tutto il peso e segna a matita il contorno. Poi misura dal tallone all'alluce: quello è il tuo riferimento reale, in millimetri.

Quanto stringere dipende dalla disciplina. Per la palestra e le vie lunghe, punta al comfort: aderente ma senza dolore. Per il boulder e la falesia dura, puoi scendere di mezza taglia e cercare più precisione.

Un trucco da negozio, se sei indeciso tra due misure. Prova a stare fermo in piedi qualche minuto con quelle più strette. Se il dolore diventa insopportabile da fermo, in parete sarà solo peggio.

Due avvertenze pratiche. Prima: ogni marchio calza diverso, quindi la tua taglia da città non è la tua taglia di scarpetta. Seconda: le scarpette si portano a piede nudo o con calze sottilissime, mai con calzini spessi. Tienine conto quando misuri e quando provi.

Un'ultima cosa che rassicura. Dopo qualche sessione la scarpetta si adatta al piede: la tomaia cede un po' e la calzata si assesta. Meglio una scarpetta un filo scomoda all'inizio che larga. Quella larga, dopo il rodaggio, finirà per ballare.

Scarpette da donna e forma del piede

Le «scarpette da donna» fanno pensare al colore. Ma il colore non c'entra niente. La differenza vera è nei volumi e nella forma della calzata.

In media, un modello «woman» ha il tallone più stretto, il collo del piede più basso e un volume interno ridotto. Serve a chi ha il piede sottile, indipendentemente dal genere. Un tallone che avvolge bene fa la differenza sulle tallonate: se balla, perdi precisione.

Quindi il criterio non è «sei uomo o donna». È: che piede hai? Se hai il piede stretto e poco voluminoso, un modello «woman» probabilmente ti calza meglio, e vale anche per parecchi uomini. Se hai il piede robusto o il collo alto, la versione standard è la scelta più sensata, donna o no.

Un esempio concreto: parecchi uomini dal piede sottile scalano meglio con un modello «woman». Spesso non ci arrivano, per via del nome. È un peccato, perché è solo una questione di forma, non di genere.

In negozio ragioniamo così, sulla forma reale del piede, non sull'etichetta. Provale se puoi. E se ordini online, parti dalla misura in millimetri e dal volume, non dal nome del modello.

Scarpette per le vie lunghe e il comfort

Sulle vie lunghe cambia tutto. Non stai lavorando un blocco di otto mosse: passi ore appeso, con le scarpette ai piedi dall'attacco alla sosta.

Qui il comfort non è un lusso, è funzionale. Una punta troppo ricurva, dopo il terzo tiro, diventa un supplizio. Meglio una forma più neutra, con poco o nessun downturn, che ti lascia riposare sugli appoggi senza soffrire.

Pensa a una giornata sulle grandi vie della Marmolada. Centinaia di metri di placche e diedri, dove conta durare, non spremere il singolo passaggio estremo. Una scarpetta comoda e sensibile ti fa arrivare in cima con i piedi ancora vivi.

C'è anche il fattore freddo. In quota le scarpette calzate troppo strette tagliano la circolazione, e i piedi gelati non sentono più niente. Un filo di margine, sulle vie d'alta quota, ti tiene i piedi caldi e reattivi fino in cima.

Il compromesso è chiaro: rinunci a un po' di precisione sullo strapiombo, ma in cambio i piedi reggono per ore. Sulle multipitch e sulle classiche è un baratto che conviene quasi sempre. La performance estrema, lì, serve a poco. Quello che serve è restare lucido fino all'ultima sosta.

Quanto durano e quando risuolarle

Quanto durano le scarpette da arrampicata? Dipende da quanto scali e da come le tratti. Chi va in palestra tre volte a settimana le consuma in fretta; chi esce nel weekend molto meno.

Il primo segnale d'usura è la punta. Quando la gomma si assottiglia sotto l'alluce e la tomaia comincia a spuntare, sei vicino al limite. Un altro segnale è la suola liscia, che sull'appoggio non tiene più come prima.

A quel punto, prima di ricomprare, pensa alla risuolatura. Un buon risuolatore rimette gomma nuova sulla punta a una frazione del prezzo di un paio nuovo. Se la tomaia è ancora sana, risuolare è quasi sempre la scelta giusta — per il portafoglio e per l'ambiente.

Un limite alla risuolatura, però, c'è. Se la tomaia è bucata o la suola si scolla a strati, rifarla non conviene più. A quel punto tanto vale un paio nuovo. E se scali spesso, tenere due paia in rotazione le fa durare di più: si asciugano tra una sessione e l'altra e la gomma recupera.

Per farle durare, poche regole. Sfilale prendendole dal tallone, non tirandole per la linguetta. Falle asciugare all'aria dopo la sessione, mai sul termosifone. E non lasciarle in auto sotto il sole: il calore scolla le suole e indurisce la gomma. Piccoli gesti, ma allungano parecchio la vita di un paio.

La gamma Mad Rock: da dove iniziare

Adesso hai il metodo. Vediamo come si applica a una gamma concreta: la linea Mad Rock HV, che teniamo in negozio. Mad Rock ragiona per filosofie, non per gadget. Tre modelli, tre modi di scalare — e qui ritrovi le tre forme di cui parlavamo: aggressiva, tuttofare, morbida. È il modo più diretto per applicare tutto quello che hai letto.

Le tre scarpette Mad Rock HV: Drone, D2.ONE e Remora Pro affiancate

La Drone 2.0 HV è la più potente e rigida: tagliata per lo strapiombo e le tacche piccole. La D2.ONE HV è la tuttofare, quella da un paio solo per tutto. La Remora Pro HV è morbida e sensibile, la scarpetta ideale per la palestra e i volumi.

Chi le usa da anni è Mickaël Mawem — cofondatore di shopclimbing e campione del mondo di boulder. Sulla tuttofare non ha dubbi: «La mia scarpetta polivalente, quella che fa tutto. Le uso in gara, in allenamento e sui miei progetti. La loro intersuola ibrida (poliestere + policarbonato) dà sia precisione sugli spigoli sia morbidezza sui volumi. Quando non so su cosa mi troverò, sono queste che metto.»

Sulla morbida, invece, è altrettanto onesto: «Le mie scarpette di tutti i giorni in palestra. Vanno forte, ma soprattutto piacevoli da indossare sessione dopo sessione. Molto morbide, quindi ottime sui volumi e sulle aderenze in placca, restando precise sulle tacche. Sulla roccia invece preferisco le mie altre scarpette: la morbidezza le consuma più in fretta in outdoor.»

Un dettaglio in più, per chi ci tiene: le Mad Rock HV montano una tomaia Syn Flex, senza pelle. Sono quindi scarpette vegane.

Per scegliere con calma, parti dalla nostra guida alle scarpette Mad Rock. Poi entra nel dettaglio con le recensioni della Drone, della D2.ONE e della Remora Pro. Quando hai deciso, le trovi tutte nella collezione scarpette del negozio.

Che tu cerchi aderenza sul calcare di Finale o potenza su uno strapiombo indoor, la regola non cambia. La scarpetta giusta è quella che sparisce ai piedi e ti lascia pensare solo alla prossima presa.

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