Mad Rock Drone 2.0 HV: recensione della scarpetta potente

Il Drone è la power shoe di Mad Rock. La più rigida, la più aggressiva, quella pensata per chi spinge sui piedi quando la parete si impenna. Se cerchi «mad rock drone» oggi, in realtà trovi il Drone 2.0. Il modello è stato aggiornato, e ora è questa la versione in vendita. Chiariamolo subito, senza girarci intorno.

Rispetto al primo Drone, la 2.0 non stravolge la formula. La filosofia è la stessa: rigidità, downturn, potenza. Mad Rock ha lavorato sui dettagli — la costruzione dell'intersuola, il tallone, la calzata — senza tradire il carattere del modello. Se avevi il vecchio Drone e ci scalavi bene, qui ti ritrovi a casa. Se parti da zero, sappi solo che oggi «Drone» vuol dire Drone 2.0.

Questa è una recensione onesta della Drone 2.0 HV — climbing shoes, come le chiamano oltreoceano. Mad Rock è un marchio americano con un'idea semplice: gomma buona, costruzione seria, prezzo che non ti prende in giro. Il Drone è il loro modello più estremo, quello che non fa compromessi. Qui ti dico per chi è fatto, come nasce la sua potenza e come si comporta davvero sulla roccia. Alla fine c'è il parere di Mickaël, che con questa scarpetta ci scala. Se prima vuoi il quadro completo della gamma, parti dalla guida alle scarpette Mad Rock.

Mad Rock Drone 2.0 HV di profilo: si vede il downturn marcato e il profilo aggressivo della scarpetta

Drone 2.0 HV: per quale arrampicatore?

Partiamo dal punto più importante: la Drone 2.0 HV non è una scarpetta per tutti. È una scelta precisa, per un tipo di arrampicata preciso.

Questa è roba da strapiombo. Muri che si rovesciano, boulder tesi, vie dove il corpo deve restare compatto e la punta deve mordere. La Drone spinge la forza fino all'alluce e blocca il piede dov'è. Su tacche piccole ti dà una base rigida su cui caricare tutto il peso. Quando c'è da tirare forte sul ripido, entra in gioco. E quando serve un toe hook aggressivo sotto un tetto, la gomma sulla punta c'è e tiene.

Per chi la consiglio? Per l'arrampicatore intermedio o avanzato, che ha già piede e tecnica. Il punto è che una scarpetta così aggressiva chiede un piede preparato. Se scali da poco, ti punisce più di quanto ti aiuti. Meglio farsi le ossa con qualcosa di più neutro. Poi passi al Drone quando la parete inizia a strapiombare sul serio, e senti che ti serve più struttura sotto.

C'è una domanda che vale la pena farsi: ti serve una scarpetta specialista o una tuttofare? Il Drone è uno specialista. Non è la scarpetta che tieni ai piedi tutta la sessione, dal riscaldamento all'ultimo tiro. È l'arma che infili quando arrivi sul passaggio duro, sul boulder che ti resiste da settimane. Se cerchi un modello solo, versatile, da mattina a sera, forse guardi altrove. Se invece vuoi una lama per il difficile, sei nel posto giusto.

Nel catalogo Mad Rock, poche bouldering shoes — le scarpette da boulder, come le cercano in tanti online — sono spinte sulla potenza quanto questa. Ma non fermarti all'etichetta. In placca se la cava meglio di quanto prometta, e tra poco ti spiego perché.

La costruzione: da dove nasce la potenza

Tutta la potenza della Drone nasce da una cosa: l'intersuola. Sotto il piede corre una lastra di policarbonato stampato, per tutta la lunghezza, spessa 1,8 mm. È lei che trasferisce la forza fino alla punta. È lei che ti regge quando stai in piedi su un appoggio grande come un francobollo. Su una power shoe questo è il cuore di tutto. Mad Rock la descrive come una piattaforma di potenza: rende i piedi piccoli grandi e i movimenti impossibili possibili. Marketing, certo. Ma sotto c'è una verità: con una base così, su un appoggio microscopico non tremi.

Poi c'è la forma. Downturn marcato e profilo ritorto — la scarpetta è costruita storta, di proposito. Questa torsione blocca il piede e ti fa spingere sulla punta senza disperdere energia. L'idea di Mad Rock è tutta qui: tirare, premere, restare incollati. Rigida, asimmetrica, tagliata per il ripido.

Dettaglio della suola Science Friction 3.0 e dell'intersuola in policarbonato della Mad Rock Drone 2.0 HVLa suola è la Science Friction 3.0, la gomma di casa Mad Rock, prodotta in California. È una mescola pensata per essere insieme appiccicosa e resistente — e sulla durata ci torniamo, perché è uno dei suoi assi. Il rand che avvolge la scarpetta è la Science Friction R2. Mad Rock non ne dichiara lo spessore, quindi non te lo invento.

Il tallone merita un discorso a parte. Mad Rock lo chiama 3D Hooking Heel: una coppa stampata con scanalature e un profilo a «pinna». Tradotto: il tallone morde negli heel hook e puoi usarlo quasi come fosse una tacca. Chi bazzica il boulder duro sa quanto conta un tallone che tiene, che non balla e non ti tradisce a metà movimento.

Chiudono il quadro altri dettagli. La punta è a compressione stampata, un blocco unico che non si sfianca col tempo. C'è l'Arch Flex System, il sistema di chiusura a strappo che regola la tensione sull'arco plantare. E c'è una suola concava, brevettata, che concentra la spinta sulla punta. Ah, ed è vegana: nessun materiale animale. Per una scarpetta così tecnica, non è affatto scontato.

Sulla parete: come si comporta

Su terreno ripido la Drone fa quello per cui è nata. Punta precisa, spinta diretta, zero cedimenti quando carichi sull'avampiede. In strapiombo il piede resta dove lo metti, e non scivola via all'ultimo. Sulle tacche piccole senti la lastra sotto che lavora e ti regge. È una scarpetta che ti fa sentire forte sui piedi, e in certi passaggi è mezza battaglia vinta.

Un capitolo a parte lo meritano gli agganci. Il tallone tiene negli heel hook senza ruotare, e questo su un boulder in strapiombo cambia tutto. Anche i toe hook rispondono bene: c'è gomma dove serve, sopra la punta. In falesia, sul calcare a canne e tacche, la precisione della punta ti fa fidare di appoggi minuscoli. Chiudi gli occhi, spingi, e la scarpetta è lì dove l'avevi messa. È questo che intendo quando dico che ti fa sentire forte.

E in palestra? Sui volumi di plastica e sugli strapiombi di resina la Drone va forte. La punta rigida ti fa stare su appoggi finti che sembrano niente. Il rovescio della medaglia è che sulle prese grandi e comode è più scarpetta di quanta te ne serva. Ma è il prezzo di uno strumento specializzato.

Fin qui nessuna sorpresa. La sorpresa arriva altrove.

Qui ci mettiamo la faccia noi di shopclimbing, perché è una cosa che abbiamo verificato in prima persona, non un'affermazione del marchio. Per essere una scarpetta così rigida, la Drone 2.0 HV in placca se la cava sorprendentemente bene. Non è la sua terra d'elezione, chiaro. Ma la Science Friction 3.0 tiene abbastanza sulla roccia da rendere scalabili anche placche toste, nonostante l'intersuola rigida sotto il piede.

E su granito e arenaria funziona davvero. Sono rocce che chiedono gomma che morde e una punta precisa, per appoggiare su cristalli e grani. La SF 3.0 e la costruzione stampata fanno il loro lavoro. Sui blocchi di granito della Val di Mello, dove la roccia è ruvida e non perdona, la punta della Drone ha di che aggrapparsi. Insomma, è più polivalente di quanto il suo DNA da power shoe lasci pensare.

Detto questo, non ti vendo una scarpetta perfetta. La Drone è rigida, e la rigidità ha un prezzo. Se pesi poco — diciamo sotto i 60 kg — fai fatica a piegarla e a sentirla lavorare, soprattutto in placca e in aderenza pura. Chi è leggero e cerca sensibilità estrema qui trova una scarpetta che spinge più di quanto assecondi. È una scelta di carattere. O ti piace la struttura, o cerchi altro. Sono un po' le due scuole di pensiero, e nessuna delle due ha torto.

Durata: l'asso della Science Friction 3.0

Se c'è un motivo per cui teniamo la Drone in catalogo con convinzione, è la durata. Qui parliamo per esperienza di casa nostra, non per il volantino di Mad Rock.

Le mescole morbide che vanno di moda oggi sono una goduria di sensibilità. Ma si consumano in fretta. Chi scala tanto in palestra lo sa bene: certe gomme si aprono in punta dopo un mese, forse tre. La Science Friction 3.0 gioca un'altra partita. Sulla Drone, con un uso da palestra intenso, ci porti a casa 6-12 mesi prima di pensare alla risuolatura. È una differenza che si sente, e alla lunga anche sul portafoglio.

Attenzione: non è magia, è chimica della gomma. La SF 3.0 è più dura di una mescola ultra-morbida. Paghi in sensibilità quello che guadagni in durata. Ma se scali spesso e non vuoi cambiare scarpette a ogni stagione, questo scambio conviene. Per uno che macina metri tutta la settimana, è un bel vantaggio.

Un consiglio da chi le scarpette le vede consumarsi tutti i giorni: quando la punta inizia a lisciarsi, non aspettare che si buchi. Una risuolatura fatta in tempo ti allunga la vita della Drone di parecchio. La gomma buona, se la tratti bene, ti ripaga. E la Science Friction 3.0 è gomma buona.

Che taglia? Il sistema Mad Rock

Veniamo alla domanda che ci fanno di più: che taglia prendo? Mad Rock ha un sistema abbastanza chiaro, basato sulla tua misura reale del piede. Quattro livelli, a seconda di quanto vuoi stretto:

  • Comfort: misura reale + 1
  • Snug: misura reale + 0,5
  • Performance: misura reale
  • Downsized: misura reale − 0,5 fino a − 1, in base a quanto sopporti

Per il Drone, che è una scarpetta da prestazione, la maggior parte punta su Performance o Downsized. Ma non forzare la mano solo per moda: una scarpetta troppo stretta ti fa scalare peggio, non meglio. Il dolore non è precisione.

La sigla HV fa la differenza. Sta per High Volume: è la versione per piede largo, collo del piede alto e tallone grosso. Se hai il piede voluminoso, è lei che devi cercare, non la versione standard. Ti calza meglio e non ti strozza il collo del piede. Un dettaglio pratico: Mad Rock non produce questo modello nelle taglie US M 3 e 3.5. Se porti quei numeri, mettilo in conto prima di ordinare.

Un'ultima cosa sulla calzata. La Drone è rigida, e all'inizio la senti. Dalle qualche sessione per ammorbidirsi e prendere la forma del tuo piede. Non giudicarla dai primi cinque minuti in negozio o sul divano di casa.

Il parere di Mickaël Mawem, campione del mondo di boulder

Mickaël Mawem — cofondatore di shopclimbing e campione del mondo di boulder — con la Drone ci scala davvero. Non è marketing: è la scarpetta che si mette ai piedi quando la via si fa seria.

Mickaël Mawem, campione del mondo di boulder e cofondatore di shopclimbing, in azione sulla roccia

«L'adoro in falesia», ci dice. «Funziona molto bene anche in palestra, ma è fuori che prende tutto il suo senso, quando serve una scarpetta aggressiva che tenga nel tempo.»

Il suo giudizio sulla natura della scarpetta è netto: «È la più potente di Mad Rock: rigida, tagliata per gli strapiombi e i piccoli appigli.» E la sua sintesi, per chi cerca una scarpetta da spingere sul difficile, è secca: «Top sulle vie impegnative.»

Detto da un campione del mondo di boulder, non è una frase buttata lì.

Comprare la Mad Rock Drone 2.0 HV su shopclimbing

Se sei arrivato fin qui, probabilmente il Drone ti gira in testa. Prima di decidere, due cose.

La Drone 2.0 HV la trovi sullo shop: scheda prodotto della Mad Rock Drone 2.0 HV. Il prezzo, per quello che offre in costruzione e durata, resta tra i più onesti della categoria — Mad Rock su questo non delude. Se vuoi vedere il resto della gamma, dai un'occhiata a tutte le scarpette da arrampicata.

Non sei sicuro che il Drone sia il modello giusto per te? Normale, è una scarpetta di carattere. Se cerchi qualcosa di più versatile per tutti i giorni, guarda la recensione della D2.ONE HV. Se invece vuoi morbidezza e comfort senza rinunciare alla precisione, c'è la Remora Pro HV. E se vuoi il quadro d'insieme, torna alla guida per capire quale modello scegliere.

Poi, semplice: infilale e vai su qualcosa di ripido. Un tetto a Finale, un boulder teso, la tua via progetto in palestra. E senti cosa vuol dire una scarpetta che spinge davvero. La Drone non è per tutti. Ma quando serve potenza, sa esattamente cosa fare.

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