Mad Rock D2.ONE HV: recensione della scarpetta tuttofare
Tra le climbing shoes — così le cercano online gli americani — la Mad Rock D2.ONE HV gioca una carta rara: fare tutto, e farlo bene. Da anni tra chi scala gira un'idea precisa: per andare forte servono più paia di scarpette, una per ogni terreno. La D2.ONE prova a smontarla. Mad Rock la chiama «the quiver killer», la scarpetta che manda in pensione le altre. Boulder in palestra il martedì, una via in falesia il sabato, un blocco in Valle del Sarca: la tieni ai piedi e basta. E non è solo una promessa da scheda. È la scarpetta con cui Mickaël Mawem va in gara. Qui la smontiamo pezzo per pezzo — intersuola, gomma, tallone, taglie — e alla fine te lo dice lui perché la sceglie. Se arrivi dalla nostra guida alle scarpette Mad Rock, questo è lo zoom sulla tuttofare.

Mad Rock D2.ONE HV: per quale arrampicatore?
La D2.ONE è per chi scala di tutto e non vuole scegliere. Placca tecnica, strapiombo di resina, tacche in falesia, volumi in palestra: un paio solo, dal riscaldamento all'ultimo tentativo. Nella gamma è il coltellino svizzero, la tuttofare. Gli americani le cercano come bouldering shoes, le scarpette da boulder, ma sarebbe riduttivo. Sul blocco è di casa quanto su una via.
Il profilo è aggressivo, l'asimmetria marcata, la punta ricurva quel tanto che basta per mordere. Ma la rigidità sta nel mezzo — Mad Rock la chiama «Balanced», ed è la parola giusta. Non è la lama estrema da strapiombo, e non è la pantofola morbida da palestra. È la via di mezzo, pensata a tavolino, non un compromesso al ribasso.
A chi la consiglio, allora? All'arrampicatore intermedio o avanzato, che ha già piede e tecnica. Il profilo aggressivo chiede un piede che sappia caricare l'appoggio. Se scali da poco, meglio farsi le ossa con qualcosa di più neutro. E passare qui quando cerchi precisione senza legarti a una sola disciplina.
Facciamo un esempio concreto. Arrivi in palestra un martedì qualsiasi. C'è un blocco di placca, uno di volumi gonfi, uno di tacche in strapiombo. Con una specialista cambieresti scarpette tra l'uno e l'altro. Con la D2.ONE li concateni senza scalzarti. Quella comodità sulla scheda non la trovi, ma la senti ogni sessione.
C'è una domanda che vale la pena farsi: ti serve una specialista o una tuttofare? Se il tuo 90% è strapiombo puro, guardi altrove. Se la tua settimana mescola palestra, falesia e qualche blocco, la D2.ONE è fatta per te. E sono la maggior parte di quelli che scalano con ambizione, senza incasellarsi in un solo stile.
L'intersuola ibrida: il cuore della scarpetta

Qui sta la firma del modello. La D2.ONE monta un'intersuola ibrida: 1,8 mm di poliestere e policarbonato, laminati in un'unica piattaforma. Due materiali, un solo blocco. Il poliestere porta la sensibilità e il feedback dall'appoggio. Il policarbonato porta la rigidità e la spinta sullo spigolo. È qui la differenza vera, e vale la pena capirla.
Guarda le sorelle. La Drone 2.0 HV monta una lastra di policarbonato per tutta la lunghezza: rigida, potente, tagliata per lo strapiombo. Il Remora Pro va all'opposto, con poliestere puro «Scallop», morbido e sensibile. La D2.ONE prende da entrambe e le fonde. Mad Rock la riassume in una formula che, per una volta, non gonfia: «morbida abbastanza per sentire, rigida abbastanza per combattere».
In pratica cosa senti? Carichi il piede su una tacca e la piattaforma regge, la forza va pulita dalla punta alla gomma. Due movimenti dopo devi spalmare su un volume o cercare l'equilibrio su un appoggio storto. E lì entra la parte morbida: senti la superficie sotto la pianta, sai dov'è il grip. Precisione sugli spigoli, morbidezza sui volumi, nello stesso paio.
La versione HV aggiunge un dettaglio suo: l'elastico sul collo del piede è più largo. Si traduce in una calzata più indulgente appena la togli dalla scatola. La forma perdona il piede voluminoso e il collo alto, senza strozzare. Non è una scarpetta che ti punisce dal primo minuto.
Il resto della costruzione lavora nella stessa direzione. La punta è stampata a compressione, un blocco unico senza pezzi incollati che si sfaldano. Sotto c'è la suola concava, brevettata, che concentra la spinta e ti fa «prendere» l'appoggio quasi come con la mano. Il tallone è il 3D Hooking Heel: una coppa stampata con scanalature e un profilo a «pinna». Negli heel hook morde, e all'occorrenza lavora quasi come una tacca. A chiudere il quadro c'è la Arch Flex a strappo, che regola la tensione sull'arco. Ah, ed è vegana: nessun materiale animale.
Sulla parete: come si comporta
Appena carichi il piede capisci l'indole della D2.ONE. Sugli appoggi piccoli tiene con sicurezza, senza il tremore delle scarpette troppo morbide. La punta si pianta, l'intersuola sostiene. Ma non è rigida come un'asse: quando serve leggere una superficie storta, cede il giusto e ti fa sentire la roccia.
Sui volumi cambia registro. Lì la parte morbida dell'intersuola fa il suo: il piede si spalma sul plastico, la gomma prende piatto e non pattina. È questo passaggio — dallo spigolo duro al volume gonfio, nello stesso movimento — che sorprende di più. E il tallone accompagna: nel 3D Hooking Heel appoggi più superficie, l'heel hook resta prevedibile anche su un volume grande.
È proprio il terreno della gara moderna. Un blocco di finale al Rock Master di Arco mescola placca, volume, tacca e strapiombo in quattro movimenti. Cambiare scarpette tra un appoggio e l'altro non è un'opzione: serve un paio che risponda a tutto. La D2.ONE è nata per questo, ed è lì che dà il meglio — dove il terreno cambia sotto i piedi a ogni presa.
E il toe hook? Risponde bene. C'è gomma dove serve, sopra la punta, e il piede non scivola sotto un tetto di resina. Sommi tallone, punta e spigolo nella stessa sequenza e la scarpetta ti segue. Non c'è un movimento che le resti grande.
Detto questo, siamo onesti, perché una recensione senza «però» non vale niente. La D2.ONE non è regina di nessuna categoria. In placca pura di aderenza, una scarpetta più morbida ti trasmette di più. In strapiombo estremo, una più rigida regge più tensione sull'avampiede. Non è morbida come il Remora né rigida come la Drone: è un equilibrio, non una specialista. È la sua forza, ed è anche il suo limite. Se la tua arrampicata vive tutta a un estremo, per quell'estremo c'è un modello più affilato.
Durata: la Science Friction 3.0
La suola è la gomma Science Friction 3.0, la mescola di casa Mad Rock, prodotta in California. La marca la riassume così: più aderente, più resistente, più intelligente. La prima cosa la senti al primo appoggio. La seconda la scopri dopo qualche mese.
Ed è qui che cambia il conto, se scali tre volte a settimana. Tante mescole morbide alla moda sono una goduria di sensibilità, ma si aprono in punta dopo uno, forse tre mesi di palestra. La Science Friction 3.0 gioca un'altra partita: 6-12 mesi prima di pensare alla risuolatura. È quello che vediamo passare dal negozio, non un dato del volantino Mad Rock.
Il merito non è solo della gomma. La punta stampata a compressione non ha pezzi incollati che si staccano, la prima causa di morte delle scarpette classiche. La forza va dritta dal piede alla suola, e la tensione resta quella del primo giorno anche al centesimo. Il rand che fascia il tallone è la Science Friction R2 — Mad Rock non ne dichiara lo spessore, quindi non te lo inventiamo.
Un consiglio da chi le scarpette le vede consumarsi ogni giorno. Quando la punta inizia a lisciarsi, non aspettare che si buchi. Una risuolatura in tempo allunga la vita della D2.ONE di parecchio. Gomma buona, trattata bene, ti ripaga.
Che taglia? Il sistema Mad Rock
Con Mad Rock lascia perdere il riflesso «scendi di due numeri a occhio». La marca non ragiona così. Il sistema parte dalla tua misura reale: piede piatto, su un foglio, con una matita. Da lì tira fuori quattro livelli, a seconda di quanto vuoi stretto:
- Comfort: misura reale + 1. Per tutto il giorno, per le vie lunghe, per iniziare.
- Snug: misura reale + 0,5. Un punto di precisione senza soffrire.
- Performance: la tua misura reale. Calzata aderente, senza gioco.
- Downsized: misura reale − 0,5 fino a − 1. Solo se sai bene cosa cerchi.
L'elastico largo sul collo del piede — il dettaglio della versione HV — qui gioca a tuo favore. Rende la calzata più indulgente e perdona il piede voluminoso. Ma non forzare la mano stringendo troppo. Una scarpetta che fa male ti fa scalare peggio, non meglio. Il dolore non è precisione.
Due avvisi pratici. La tomaia è sintetica — la D2.ONE è vegana — quindi cede pochissimo con l'uso. Non contare su un cuoio che si allarga: quello che senti il primo giorno te lo porti tutto l'anno. E occhio a una cosa: Mad Rock non produce questo modello nelle taglie US M 3 e M 3.5. Se porti quei numeri, mettilo in conto prima di ordinare, o guarda un altro modello della gamma.
Il parere di Mickaël Mawem, campione del mondo di boulder

Mickaël Mawem — cofondatore di shopclimbing e campione del mondo di boulder — la D2.ONE non la calza per la foto. È la scarpetta che si mette quando la parete è un'incognita, e non sa cosa lo aspetta al prossimo appiglio. Gli abbiamo chiesto perché proprio questa.
«La mia scarpetta polivalente, quella che fa tutto. Le uso in gara, in allenamento e sui miei progetti.»
Poi entra nel tecnico, e conferma quello che si legge nella costruzione: «La loro intersuola ibrida (poliestere + policarbonato) dà sia precisione sugli spigoli sia morbidezza sui volumi.»
La chiusura è la frase che riassume tutto il modello: «Quando non so su cosa mi troverò, sono queste che metto.» Detto da chi si gioca una gara con questa scarpetta ai piedi, pesa più di qualsiasi scheda tecnica.
D2.ONE HV, Drone 2.0 HV o Remora Pro HV: quale Mad Rock fa per te?
I tre modelli HV condividono la stessa suola Science Friction 3.0 e la stessa forma larga. La differenza vera è nell'intersuola, ed è lì che scegli. La domanda giusta non è «qual è la migliore», ma «cosa chiedi alla tua scarpetta».
La Drone 2.0 HV è la scarpetta potente: lastra di policarbonato per tutta la lunghezza, rigida, tagliata per lo strapiombo e le tacche piccole. Se il tuo terreno è il ripido duro e vuoi la massima tensione sotto l'avampiede, è quella giusta.
Il Remora Pro HV sta all'opposto: poliestere puro, morbido, sensibile, con un arsenale di comfort per le sessioni lunghe in palestra. È la più morbida della famiglia, quella per chi vive di aderenza e vuole sentire ogni millimetro sotto il piede.
La D2.ONE HV sta nel mezzo, per scelta. L'intersuola ibrida le dà precisione e sensibilità nello stesso paio: la tuttofare che non ti chiede di scegliere. È il modello giusto se scali di tutto e non vuoi un armadio di scarpette. Se sei ancora indeciso, la guida per capire quale modello scegliere le mette tutte e tre fianco a fianco.
Comprare la Mad Rock D2.ONE HV su shopclimbing
Per chi è, quindi? Per chi vuole un paio solo che regga in palestra durante la settimana e sulla roccia nel weekend. Per chi scala di tutto e non ha voglia di montarsi un armadio di scarpette. E per chi cerca prestazione vera senza cambiare modello a ogni blocco, come fa Mickaël in gara.
Perché comprarla qui? Perché scaliamo, il materiale lo conosciamo e ti diciamo davvero cosa ne pensiamo. E perché condividiamo la linea di Mad Rock: prezzo onesto, senza gonfiare. Per quello che ti dà sotto il piede, la D2.ONE resta una scarpetta seria a un prezzo che non ti prende in giro.
La scheda è questa: Mad Rock D2.ONE HV. Se vuoi vedere il resto, fatti un giro tra tutte le scarpette da arrampicata.
Poi, semplice: infilale e vai. Un blocco in Valle del Sarca, una via in falesia, la sessione di palestra del martedì. La D2.ONE è lì, qualunque cosa trovi sotto le mani. Una scarpetta per tutto, a un livello serio — è tutto quello che chiede chi non vuole scegliere.